domenica 29 marzo 2009

Pimentinha


E' una vita che non scrivo, sono senza ispirazione. La situazione del paese è sempre più deprimente. Si succedono degli eventi assolutamente ignobili che vengono accolti con la quasi totale indifferenza dal paese. E' in atto un attacco alle posizioni più progressiste della società, ai più basilari diritti civili e nessuno dice niente. E se dice, non se lo fila nessuno. Bisogna aspettare Fini perchè si senta una posizione decente sulla differenza fra Stato laico e Stato Etico. Vendola piace, ma c'è il sospetto che sia più bravo come poeta che come politico, anche se in fondo il suo curriculum è di tutto rispetto. La sensazione è che questa nuova formazione politica potrebbe bruciarsi tutto alle europpee, perchè se non racimola una percentuale decente di voti finirà per perdere credibilità di fronte al labile elettorato italiano. Forse era il caso di non candidarsi. Boh. Io non sono convinta, sono sempre meno convincibile, e non capisco se dipende da me o da certe cose che vedo accadere. E' una domenica nera, di nervosismo, di sfiducia, d'influenza stramaledetta che mi costringe a casa, e nervosismo, e incapacità di comunicare, e incapacità di aperture, di slanci di armonie, che non capisco se mi sto costruendo un castello ben fortificato per continuare a evitare di provare emozioni. Più facile vivere senza emozioni, senza la possibilità di rimanere ferita. Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Buona domenica a tout le monde

mercoledì 11 marzo 2009

Fantastica!

Daniele Silvestri - Testardo


Io so' testardo
c'ho la capoccia dura
e per natura non abbasso mai lo sguardo
è un'esigenza
perché c'ho 'na pazienza da leopardo
e so' testardo
e non mi ferma gnente
vado sempre avanti fino al mio traguardo
indifferente
e non m'importa gnente se ritardo

io so' de legno
e sembro muto e sordo
ma le tue parole, sta' tranquillo
che me le ricordo
e qualche volta me le segno

io so' de coccio
quello che dico faccio
io so' uno che, comunque vada
le promesse le mantiene
che poi nemmeno me conviene
molto

perché so' un muro
e pure se t'ascolto fondamentalmente
so' sicuro
che la tua vita è appesa a un filo
e io c'ho le forbici

però
se ancora un po' mi piaci
la colpa e dei tuoi baci
che m'hanno preso l'anima
de li mortacci tua

Io so' De Chirico
dico in senso simbolico
c'ho un controllo diabolico
quasi artistico
del mio stato psicofisico
e se hai capito, mo' traducilo

e so' tenace
perché alla gente piace
ma è evidente che con un coltello
mi puoi fa' cambia' opinione
aho, so' testardo
ma mica so' cojone

io so' de marmo
ma tu m'hai sbriciolato
perché so' testardo fino al punto
che so' sempre innamorato
pure se tu m'hai già scordato
- (e infatti l'hanno vista...)
- m'hanno informato!

però
se ancora un po' mi piaci
la colpa è dei tuoi baci
che m'hanno preso l'anima
de li mortacci tua

lunedì 2 marzo 2009

throwing my arms around Paris


E' a Parigi il 2 giugno...

Mi pare proprio una bella idea...

martedì 13 gennaio 2009

Disinnescati e artificieri


Ascolto con indifferenza la notizia che presto Rifondazione Comunista si sbriciolerà. Penso al comunismo e ai CCCP, e all'A1 che costeggia la via Emilia. Mi attraversa un pensiero forte e lucido, sta tutto in questa foto scattata all'ora di pranzo dell'autunno emiliano, nel libro che sto leggendo e nel cd che gira nel mio lettore. Le nostre madonne anoressiche, il bisogno di ordine, incasellare, contare i numeri, calcolare, i grammi, le calorie, e questo grigio quassù, tutto ordinato, tutto programmato. Fuori dal finestrino uomini in giacca e cravatta, belli, bellissimi, giovani, morti, con la ventiquattro ore, che si danno appuntamento per un importante pranzo di lavoro all'autogrill di Parma, più in là c'è il Ponte di Calatrava, monumento osannato e il grigio e il nulla. Sarà un caso che i CCCP, gli Offlaga Disco Pax e Le luci della Centrale elettrica possano aver visto questi scenari? Il Comunismo come una fuga, un'idea senza fondamento, un grido disperato, un'incapacità di accettare e di costruire, un disagio incanalato così, un'anoressia dell'anima, un vomito di parole, e infine un non pensare, ricacciare il disagio nella produttività, bisogna fare fare fare fare fare. Una solitudine accolta come unica alternativa possibile, e le "tue tanto attese mestruazioni" come emancipazione, e il lavorare anche la sera di Natale "altrimenti perdo il posto, devo mostrare agli altri che sono migliore"; e lavorare di notte, lavorare a qualcosa che non ti appartiene, solo perchè ti danno più soldi, che userai per consumare, per andare all'Ipercoop (la gigantesca scritta Coop- e i CCCP non ci sono più), da Zara a comprare un vestito nuovo per potersi mettere in vetrina e farsi comprare dal miglior uomo sulla terra, e accontentarsi di un complimento, sentirsi felice per vanità, "e tu correvi sopra chilometri di scontrini ma non mi raggiungevi": queste siamo noi donne emancipate, abbiamo l'estetista, le lampade, il centro massaggi, il parrucchiere, i wellness center, l'acquagym e puntiamo a farci acchiappare e ad innamoraci di in'idea, perchè sembra che non possiamo fare a meno di questa idea di amore salvifico. Anche se ora abbiamo facebook, lanciamo i nostri messaggi sempre più scarni - che fai in questo momento?- nella websfera, senza un contatto diretto (l'ho detto a te, propiro a te, perchè non mi rispondi?) ma gli spazi per parlare e non comunicare soltanto, sono sempre più ristretti. Gli spazi per far sentire un sospiro, uno sbuffo, un'incertezza, un'inflessione della voce. Come al telefono fisso, sdraiati sul letto di notte. No, adesso, noi comunichiamo. In maniera rapida, in fretta, non c'è tempo da perdere, ma dove cazzo dobbiamo andare così di corsa boh. Allora chissà se ce l' ho ancora un istinto, sepolto sotto la rete spessa di pensieri e astrazioni che mi sono tessuta intorno. Lo sento riemergere sotto l'effetto dell'alcol, soffocato dall'incapacità di accettarlo. L'alcol. Pensate se non ci fosse? Rimane l'amore, come un bocciolo nel quale tirare fuori se stessi nell'illusione che chi hai davanti finalmente comprenderà, sarà tuo complice, "nella buona e nella cattiva sorte", un porto nella tempesta, e lasciamo che fuori il tempo ululi, noi siamo nella nostra casetta, abbiamo i nostri film, i nostri libri, la nostra musica, e poi magari dei figli, non saremo mai più soli, è la nsotra piccola autarchia, noi ci capiamo, noi ci amiamo, cosa occorre di più? Fuori continuiamo ad adeguarci a ciò che ci propone il mondo, altrimenti questa bella alcova come potremmo mantenerla? Altrimenti tu non mi ameresti più, se non sono nessuno, se non divento qualcuno.
Direi che è ora di smetterla, mi dò una regolata, bisogna essere pratici e produttivi, ho una tesi importante e quelli sono morti da un pezzo, inascoltati, il passato è confortante, sta lì, è freddo, lo si può analizzare, lo si può mitizzare, "era meglio quando si stava peggio". C'è poco da analizzare, occorre fare, costruire e non mitizzare. Ma qui fra il libro e la musica, la sensazione è di bianco e grigio, di suoni metallici e di ordine compulsivo. Di Negazione e di freddo, di lontananza e di superfici lisce, e di "meglio non pensarci, meglio di no per me". Allora questo pensiero lo ricaccio dentro, lo ingoio, lo digerisco, non c'è mai stato, fingo che tutto vada bene e mi convinco che anche grazie a me tutto andrà meglio.
Aprì la bocca per dire che sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi, ma poi non disse niente.
Che sciocca che sono. E' tutta colpa di questo cd e di questo libro, che ancora non ho capito se mi piacciono o se m'infastidiscono.

lunedì 12 gennaio 2009

Io t'ho amato sempre non t'ho amato mai

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli, in quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori, lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano. Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese; ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.
Ma l'amore ha l'amore come solo argomento e il tumulto del cielo ha sbagliato momento.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno non si guardò neppure intorno ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame.
Ma adesso che viene la sera ed il buio mi toglie il dolore dagli occhi e scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti: io nel vedere quest'uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l'amore.
Quando in anticipo sul tuo stupore verranno a chiederti del nostro amore a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore così lungo tu non darglielo in fretta... continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito farai l'amore per amore o per avercelo garantito.
...Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.
Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato. Libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.
Io t'ho amato tanto, non t'ho amato mai, amore che vieni amore che vai.
Morir contento e innamorato quando a lei nulla era restato non il suo amore non il suo bene ma solo il sangue secco delle sue vene.
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia signora libertà signorina fantasia così preziosa come il vino così gratis come la tristezza con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior.
Don Raffaè voi politicamente io ve lo giuro sarebbe ‘no santo ma ‘ca dinto voi state a pagà e fora chiss’atre se stanno a spassà.
Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.
Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita che si prende per mano a battaglia finita come fa questo amore che dall'ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza di aversi.
E se questo vuol dire rubare questo filo di pane tra miseria e sfortuna allo specchio di questa kampina ai miei occhi limpidi come un addio lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio.

Col tuo freddo di montagna e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare, com'è che non riesci più a volare?

martedì 30 dicembre 2008

Ecco cosa fa notizia in Italia

CAGLIARI - Trova 160mila euro tra contanti e assegni davanti ad una banca e li consegna ai carabinieri che sono riusciti a risalire al proprietario. Il fatto è accaduto sabato pomeriggio a Cagliari, ma si è saputo solo oggi. Protagonista dell'episodio Tiziana Concu, 43 anni, responsabile di un supermercato in via Sonnino, nel centro della città. La donna ha ritrovato la cassettina contenente il denaro davanti alla cassa continua della filiale del Monte dei Paschi di Siena di via Tuveri, dove si era recata per fare un versamento. Senza pensarci su, ha portato la somma dai carabinieri che sono riusciti a risalire al proprietario che si è visto restituire il piccolo tesoro. Si tratta di A. P., responsabile amministrativo di una società di Cagliari, che ha riferito di essersi recato come di consueto per il deposito della cassetta ma di non essersi accorto di eventuali malfunzionamenti dello sportello della cassa continua. Non ha dubbi Tiziana sulla correttezza del suo gesto, né ripensamenti. "Non erano soldi miei - ha detto - qualcun'altro li ha guadagnati e uno che perde tutti quei soldi può rischiare il posto di lavoro". Ancora non si sa nulla di un'eventuale ricompensa. L'uomo si è detto sollevato per il ritrovamento e la restituzione dell'ingente somma di denaro e ha annunciato che contatterà la donna per ringraziarla. Ma Tiziana, che ha portato la cassetta dai carabinieri, senza nemmeno aprirla, ha fatto sapere di non essere interessata. "Mia figlia è orgogliosa di me - ha affermato - La mia è una bella famiglia, mi basta e mi avanza. Non spero in una ricompensa, magari in un minimo di gratitudine".
(da Repubblica online, 30 dicembre 2008)

Quanti di voi sinceramente pensano che la signora Concu sia un po' fessa?

martedì 2 dicembre 2008

Para desentristecer

Canto sempre questa canzone ultimamente. Mi mette allegria, mi riempie il cuore, è l'amore per me, semplice, felice, solare, stare vicino a qualcuno e godere di quella vicinanza. La dedico a tutti i miei cari, amici familiari amori, che possano godere di tanta pienezza. E a me stessa, che possa cadermi di nuovo addosso questa bella sensazione di felicità. E alla Chìa, ovviamente, sognando un viaggio a Rio.


Gosto muito de te ver Leãozinho

Caminhando sob o sol

Gosto muito de você Leãozinho

Para desentristecer Leãozinho

O meu coração tão só

Basta eu encontrar você no caminho

Um filhote de leão, raio da manhã

Arrastando o meu olhar como um ímã

O meu coração é o sol pai de toda a cor

Quando ele lhe doura a pele ao léu

Gosto de te ver ao sol, Leãozinho

E de te ver entrar no mar

Tua bele, tua luz, tua juba

Gosto de ficar ao sol, Leãozinho

De molhar minha juba

De estar perto de você

E entrar NUMA

traduzione alla buona: Mi piace tanto vederti, Leãzinho Cammiare sotto il sole Mi piace tanto vederti Leãozinho Per non rattristare, Leãozinho, il mio cuore cosi solo basta trovarti nella mia strada Un cucciolo di leone, raggio della mattina Trascinando il mio sguardo come una calamita il mio cuore è sole padre di tutti i coloriqQuando ti abbronza la pelle, in vano mi piace vederti sotto sole, Leãozinho e vederti camminare verso al mare la tua pelle, la tua luce, la tua criniera Mi piace restare sotto sole, Leãozinho Bangnar la mia criniera star con te e rimanere con te piacevolmente( ed entrar NUMA…. La frase non finisce, ma sarebbe…NUMA BOA (gergo popolare brasil. Per dire : restare tranquillo, star in pace, sentir piacere…)


Grazie a Caetano Veloso