Sono tornata a Jonathan Coe, ho comprato Donna per caso, uno dei pochi suoi libri che mi sono rimasti da leggere; non mi aspetto granchè, ma certo che trovo sempre nelle sue pagine dei segni inconfutabili di affinità elettive.... leggere per credere!
"In quel momento, un gatto entrò nella sua camera. Tale creatura, un piccolo tabby bianco a strisce marroni di nome Sefton, aveva solo due anni, ma per portamento e filosofia di vita non dimostrava certo una così giovane età. Maria lo amava di un amore genuino, basato, come dovrebbe essere ogni amore degno di questo nome, su un profondo rispetto. Sefton le dava l'impressione di aver capito tutto della vita, da cima a fondo. Gli scopi della sua esistenza erano pochi e tutti degni di ammirazione: nutrirsi, tenersi pulito e, sopra ogni altra cosa, dormire. Maria a volte era convinta che anche lei sarebbe stata felice, se solo le avessero permesso di confinare se stessa entro questi tre semplici ambiti di preoccupazione. Inoltre, ammirava l'atteggiamento di Sefton nei confronti delle manifestazioni fisiche d'affetto. Sefton vi era decisamente portato. Un perfetto sconosciuto non doveva fare altro che fermarsi, chinarsi e offrirgli la più semplice delle carezze in mezzo alle orecchie e in cambio, per qualche minuto, i due si sarebbero avvoltolati l'uno contro l'altro, accarezzandosi e coccolandosi e strofinandosi come due giovani amanti in preda agli spasmi del più estatico trasporto adolescenziale sul green di un campo da golf. Ciò era per Maria fonte di profonda invidia. Non che le sarebbe andato di essere accarezzata, strofinata e coccolata da perfetti sconosciuti, naturalmente no. Per essere esatti, ciò che Maria invidiava era il fatto che Sefton potesse indulgere in quella deliziosa intimità restando al sicuro nella consapevolezza che il piacere che ne ricavavano lui e il suo partner fosse del tutto innocente. Per Maria non era così [...] In effetti a questo stadio dell'esistenza, Maria non era contraria al bacio o allo strofinamento occasionale, o all'occasionale orgasmo. Ma più il tempo passava e più Maria cominciava a vedere le brame sessuali della razza umana, incluse le proprie, come il sintomo di una bramosia ben più grande, di una solitudine terribile, di un'urgenza a dimenticare se stessi... Sì, Maria avrebbe sempre avuto un debole per gli uomini, e magari avrebbe anche potuto limitarsi a un uomo in particolare se solo fosse riuscita a trovarne uno che condividesse la sua idea che l'intimità tra due persone possiede un valore in sè, del tutto indipendente dal fatto che detta intimità conduca o meno ad appiccicose confluenze [...]
Maria invidiava Sefton per tre cose. Delle prime due abbiamo parlato; la terza era questa: nessuno si aspettava da lui il benchè minimo interesse o ricavasse la benchè minima soddisfazione dalle faccende degli esseri umani. In conseguenza di ciò, aveva la libertà di ostentare un'indifferenza tanto sbalorditiva quanto legittima. Sotto tale aspetto, il solo guardarlo dava a Maria una grandissima forza. Sefton non si curava minimamente del benessere della famiglia se non quando questo intaccava il proprio. Era completamente preso da se stesso, eppure mancava del tutto di egoismo, una condizione che Maria, con sua grande tristezza, già sapeva esserle praticamente negata".
sabato 9 febbraio 2008
martedì 5 febbraio 2008
E aggiungo subito...
iI link di un mio amico che forse proprio perchè esiliato in australia "alza la voce" con più convinzione. Ed è probabilmente più responsabile di me... dategli un'occhiata, se c'avete voglia, magari potete pure segnalargli qualche articolo interessante dalla rete. A lui piacerebbe sicuramente, senza dubbio
lunedì 4 febbraio 2008
sull'Aventino
Una volta esistevano deputati di un certo genere. Pronunciavano discorsi parlamentari memorabili. Uno di quelli che maggiormente ricordiamo tutti (ma credo che se si facesse un sondaggio fra gli italiani medi, molti non saprebbero esattamente perchè gli siano state intitolate tante vie e piazze) è Matteotti, no? Intervento da brividi, a pensarci a posteriori, coraggioso e quasi ingenuo, irresponsabile quasi, folle e dettato da tutto fuorchè dall'opportunità. Ora abbiamo Mastella. Un discorso penoso, che ad ascoltarlo istintivamente provoca un moto di repulsione, disgusto, disprezzo, e viene voglia di alzarsi, mollare tutto e andare via, o tirare dei pomodori, dissociarsi, ritirarsi sull'aventino delle coscienze. E invece? Applausi, scroscianti e deprimenti, applausi, applausi. No, perchè di tutta questa squallida vicenda, gli applausi e la solidarietà di gran parte del Parlamento, e la raffigurazione del martire Mastella, lui che fra l'amore della famiglia e il potere, sceglie il primo, è la cosa che mi fa più ribrezzo. Mai come in questo periodo mi sento come esiliata dal paese in cui sono nata; non me ne sento parte, non darei nulla per questa gente. è forse questo il motivo per cui guardo tutto come da dietro un vetro, come se fosse un film, uno scenario lontano; mi sento come narcotizzata dalle vicende, come se il mio organismo avesse creato degli anticorpi per difendersi da tanta oscenità.
Peggio del fascismo, molto peggio, credo. Se ci fosse una dittatura si potrebbe progettare delle piccole azioni esemplari, e forse ci si sentirebbe con la coscienza più a posto, oppure progettare un legittimo tirannicidio contro il dittatore, e forse qualcuno in più riconoscerebbe la natura di tiranno del potere e si trverebbe conforto dalla solidarietà silente di chi vorebbe farlo, ma si trattiene solo per paura. Il coraggio non verrebbe meno, allora credo.
Ma qui, così, in queste condizioni, a che pro fare qualcosa? In nome di chi?
I bolscevichi, i giacobini; persino gli anarchici... mai l'avrei detto, ma li comprendo sempre di più. La libertà non è per tutti; come tutte le cose grandiose, bisogna meritarsela.
E con questo pessimismo cosmico, vi saluto. E scriverò molto più frequentemente, sì sì.
Peggio del fascismo, molto peggio, credo. Se ci fosse una dittatura si potrebbe progettare delle piccole azioni esemplari, e forse ci si sentirebbe con la coscienza più a posto, oppure progettare un legittimo tirannicidio contro il dittatore, e forse qualcuno in più riconoscerebbe la natura di tiranno del potere e si trverebbe conforto dalla solidarietà silente di chi vorebbe farlo, ma si trattiene solo per paura. Il coraggio non verrebbe meno, allora credo.
Ma qui, così, in queste condizioni, a che pro fare qualcosa? In nome di chi?
I bolscevichi, i giacobini; persino gli anarchici... mai l'avrei detto, ma li comprendo sempre di più. La libertà non è per tutti; come tutte le cose grandiose, bisogna meritarsela.
E con questo pessimismo cosmico, vi saluto. E scriverò molto più frequentemente, sì sì.
lunedì 3 dicembre 2007
With no direction home

Chi sono? vi piacciono i Rolling Stones? Ricordo una discussione intavolata a mensa nel periodo d'oro universitario, avviata con ogni probabilità da Trippa, nella quale ci si chiedeva chi avremmo scelto fra Rolling Stones e Beatles se fossimo stati ggiovani negli anni sessanta. Ricordo che fui l'unica a sostenere che i Beatles erano irrangiungibili e che tutti mi presero in giro, che non capivo niente. Ero allibita, non capivo come si potesse sostenere il contrario. Un po' come quando mi avete presa in giro perchè dicevo che i Radiohead non potevano assolutamente essere paragonati ai Nirvana nella storia del rock, in quanto i Nirvana con quei quattro semplici accordi erano stati geniali come interpreti della loro epoca e icone di una tendenza musicale che aveva portato tanta freschezza alla musica dei primi Novanta. "Nooo, ma che dici? i Nir-va-na? roba da ragazzini scemi, i radiohead sono più sofisticati, complessi". Ma i Beatles io li ho amati anche di più, canzoni come "A day in the life", "Lucy in the sky with diamonds", "Happiness is a warm gun", "Come together", troppe ce ne sono, capolavori assoluti, visioni in musica. Vabbè, ho divagato, in fondo i Rolling stones non c'entrano niente con il post. Prima però, lancio un dibattito: meglio le canzoni di Paul Mc Cartney o di John Lennon?
Ma veniamo al punto:
Rolling Stones è anche il nome di una rivista che ho comprato una settimana fa, più o meno, e che mi ha regalato una tessera con 5 canzoni gratis da I-Tunes. Immagino che non vi freghi molto, ma io volevo un vostro consiglio, che canzoni scarico? Attendo svariati suggerimenti, anche da chi legge e di solito non commenta, voglio la vostra playlist del periodo o le chicche sconosciute scoperte e di cui andate particolarmente fieri...dai dai. Nel frattempo in questi giorni cerco casa con Silvia, abbiamo trovato una con una stanza in più molto appetibile, qualcuno vuole venire con noi? prezzo modico per una singola, fateme sapere. Aurich è saltato per la gioia di Daniele che fremeva dalla voglia di fare quella corsa per vecchi che è l'invernalissima, ma in compenso non vedo l'ora di riabbracciare Federico curiosa di verificare se la Germania l'ha cambiato o invecchiato. Speramo de no. Cmq un viaggetto a Frascati ora è irrinunciabile, secondo me. Nel salutarvi per andare a dormire, lancio anche un altro dibattito: qual è la migliore rivista di musica? e poi, meglio riviste cartacee o web?ditemi ditemi, che mi fido di voi.
Buenas a todo el mundo
giovedì 8 novembre 2007
Cassandra
"Il fronte contro il quale il socialismo democratico deve schierarsi non è più quello del socialismo pervertito da restituire ai suoi principi in nome della libertà, ma, in nome della giustizia sociale, quello del liberalismo trionfante. Se il socialismo liberale era nato per rivendicare i diritti di libertà contro un socialismo diventato dispotico, il socialismo liberale di oggi deve difendere i diritti sociali come condizione necessaria per la migliore protezione dei diritti di libertà, contro il liberismo anarchico. [...]
Ma per dare nuova forma e nuovo contenuto a un grande partito socialista, oggi non basta ricostituire la sinistra. OIccorre prendere atto che nel nostro paese sta attraversando una crisi gravissima lo stesso istituto del partito politico. Come è capitato spesso nella storia del nostro paese, è avvenuto in breve tempo il passaggio da un estremo all'altro, dalla cosidetta partitocrazia a una situazione che con un neologismo si potrebbe chiamare partitopenia.
I partiti che si vengono formando oggi in Italia non hanno più nulla del partito nel sensoi originario della parola. Sono raggruppamenti personali e occasionali che stanno avendo un unico effetto, quello di far aumentare l'astensione elettorale, cioè il partito dell'antipartito. Il nuovo partito di sinistra deve affrontare dunque una duplice crisi, non solo quella del socialismo da ricostituire, ma anche quella della istituzione partito, la cui crisi inceppa addirittura il regolare funzionamento della nostra democrazia"
Pronunciando queste parole in un Convegno organizzato dai Ds di Walter Veltroni nel 1999 per accogliere la "lezione di Carlo Rosselli" (e già questa cosa è tristissima, ma non c'è qualche pensatore contemporaneo al quale riferirsi? che possa approvare di essere usato politicamente da Veltroni?), Norberto Bobbio si autodefiniva una Cassandra.
Mi ricorda qualcosa di molto vicino...no? Poraccio.
Ma per dare nuova forma e nuovo contenuto a un grande partito socialista, oggi non basta ricostituire la sinistra. OIccorre prendere atto che nel nostro paese sta attraversando una crisi gravissima lo stesso istituto del partito politico. Come è capitato spesso nella storia del nostro paese, è avvenuto in breve tempo il passaggio da un estremo all'altro, dalla cosidetta partitocrazia a una situazione che con un neologismo si potrebbe chiamare partitopenia.
I partiti che si vengono formando oggi in Italia non hanno più nulla del partito nel sensoi originario della parola. Sono raggruppamenti personali e occasionali che stanno avendo un unico effetto, quello di far aumentare l'astensione elettorale, cioè il partito dell'antipartito. Il nuovo partito di sinistra deve affrontare dunque una duplice crisi, non solo quella del socialismo da ricostituire, ma anche quella della istituzione partito, la cui crisi inceppa addirittura il regolare funzionamento della nostra democrazia"
Pronunciando queste parole in un Convegno organizzato dai Ds di Walter Veltroni nel 1999 per accogliere la "lezione di Carlo Rosselli" (e già questa cosa è tristissima, ma non c'è qualche pensatore contemporaneo al quale riferirsi? che possa approvare di essere usato politicamente da Veltroni?), Norberto Bobbio si autodefiniva una Cassandra.
Mi ricorda qualcosa di molto vicino...no? Poraccio.
Radici
Leone (23 luglio - 22 agosto)"Quando una pianta è in difficoltà", ha detto il regista David Lynch, "un giardiniere esperto non si preoccupa delle foglie. Affronta il problema alla radice". La prossima settimana, Leone, questa riflessione dovrebbe farti da guida. Non affrontare i sintomi del tuo dilemma con denaro, lacrime o accuse. Cerca invece di scoprirne le cause nascoste e poi massaggiale con abile compassione.
Oddio, l'ho fatto, ho messo l'oroscopo nel blog. Chiedo scusa. Ma quello di Brezsny è davvero carino. Almeno ho riaggiornato sto blog, che la faccia di Turati non si poteva più vedere. Volevo scrivere un post personale ma sinceramente sono un po' a corto di parole, mi sento inspiegabilmente stanca e svogliata. La parola giusta è scoglionata. Ma non c'è un motivo, almeno apparentemente. Studio, leggo molto, la rivista (molto scomoda da leggere), i saggi su GL, e le cose in generale vanno bene, direi. Quindi leggendo l'oroscopo dalla mail di Internazionale sono rimasta colpita dal suo contenuto. Ci deve essere qualcosa che non va alla radice.
Vabbè, speramo de no. Comunque, questo è il mio umore cari lettori. Le novità sono che probabilmente il 12 dicembre volerò a Brema, che forse al ritorno passerò da Barcellona per i trent'anni dell'Irene (ma questa è solo un'idea), che il 30 novembre ci sarà la cerimonia di premiazione a Firenze alla presenza di Franco Marini. Poi, direi basta. Domani sera vado a vedere il film di Soldini alla Turrenetta. Se qualcuno vuole venire è ben accetto.
E ora pubblicherò un altro post che faccia da contrappeso all'oroscopo...
venerdì 12 ottobre 2007
Annunciazione! Annunciazione!
Vi ricordate la mia tesi? Quella che parlava dell'apporto dei parlamenatri socialisti alla democratizzazione delle istrituzioni italiane sotto Giolitti? Quella per cui ho perso quasi due anni pieni della mia carriera universitaria a esami già belli e finiti? Per cui tutti - chi più chi meno- mi avete presa in giro perchè stavo sprecando tempo?In effetti, non è che aveste poi tutti i torti, avrei potuto finirla prima. Questione di forza di volontà, di obiettivi certi, di organizzazione. Non vedevo grossi obiettivi, ma ormai c'ero dentro e dovevo finirla, per bene. Perchè le cose o si fanno bene, o non si fanno. Non è vero, ma ci stava bene. Bisogna anche dire che mi sono letta 10 annate della "Critica Sociale" - un quindicinale di 20 pagine un pelino concettuale - nonchè tutto il Carteggio Turati-Kulioscioff (ben 6 tomi!) almeno per gli anni 1901-1912 e ho consultato tutte le discussioni parlamentari dell'epoca... sapete quei fogliacci gialli rilegati in raccoglitori di cartone enormi...ecco, sì. Per fortuna c'erano dei sunti degli interventi dei deputati socialisti, altrimenti buonanotte! Per non parlare della bibliografia sconfinata sul socialismo italiano...
Insomma, quella tesi, che non parlava di Giolitti, bensì di Turati e co. mi ha dato una soddisfazione. Ha vinto un premio, nazionale, con soldi, presso una Fondazione a Firenze. Mi è stato comunicato con mio immenso stupore ieri. Prima ho pensato che volessero solo menzionarla fra le tesi degne di nota, poi ho realizzato che il tizio parlava di soldi e di premiazione ufficiale. "Tra il 28 e il 30 novembre, stiamo aspettando la conferma da parte del Presidente del Senato, le manderemo una comunicazione ufficiale".
Dice che tre tesi vengono menzionate e premiate con una medaglia rispettivamente del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera e del Senato.
Adè me gaso un po', ne ho diritto no?
Chi mi incontrerà in questo fine settimana avrà diritto a alcol gratuito da parte mia.
Un besazo
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