Nel film "Lanterne Rosse" il segnale delle lanterne indicava la donna scelta per fare sesso, e con la scelta scattavano dei riti preparatori: il bagno, il massaggio, la preparazione per accogliere la persona importante. La mancanza delle lanterne segnava la sfortuna, cui si accompagnava la perdita di attenzioni e di cure di sè. Non ho mica visto il film, ma questo diceva un articolo letto in un inserto della Repubblica di qualche giorno fa, più o meno. L'articolo continuava interrogandosi su quali potessero essere oggi i riti preparatori dell'amore, e i segnali più o meno espliciti che un uomo(o una donna, eh...non siamo mica nella Cina degli anni 20) lancia alla propria prescelta per farle capire di essere tale, e di prepararsi. In più l'autrice, credo una sessuologa, sottolineava la corrispondenza fra cura di sè e desiderio dell'altro. Una volta che ci si è lasciati andare e si passa dei periodi depressivi non si ricerca un partner perchè si ha desiderio di lui in particolare, ma solo per avere una minima conferma della propria capacità seduttiva. Lo si ricerca un po' in chiunque, in fondo. Lo sforzo è minimo, si provoca solo una reazione di tipo sessuale nei confronti dell'umanità di sesso desiderato e poi si sta guardare chi abbocca. Il desiderio è altra cosa, implica una soggettività più intensa, la stessa che si riversa anche sul proprio essere. Si sceglie con chi fare sesso e si fanno accendere le lanterne rosse davanti alla prescelta. E voi, popolo bloggardo, che fate? io me lo sono chiesta... La risposta è forse indicativa. Il mio mentore Morrissey lo diceva in una canzone di ormai 10 e passa anni fa, la prima che mi capitò di ascoltare alla radio (Stereo Rai, credo) in pieno periodo grunge, ma che mi fece scattare un colpo di fulmine nei suoi confronti. "The more you ignore me, the closer I get, you're wasting your time... I will creep into your thoughts like a bad debt that you can't pay, take the easy way and give in...and let me in. It's war". Più ti ignoro, più ti voglio, è così. Quindi il mio concupito potrebbe tranquillamente cantarmi questa canzone. Non è una grande tattica, lo so, ma sono un'impulsiva non certo una stratega. Io di fronte alle emozioni mi blocco, senza parole, muta, stordita. Sarà significativo di una qualche incapacità emotivo-affettiva? bah. l'autoanalisi non dà mai i frutti sperati, meglio non chiederselo. E poi a che pro? Meglio il potere dello sforzo o l'accettazione di sè?Comunque, ogni tanto si può giocare a cambiare la carte in tavola, il bello è proprio quello. Solo che certe emozioni o ci sono, o non ci sono, no? mica uno se le può creare. E quando ci sono, addio giochi. E quando non ci sono, peggio me sento, mi passa il gusto di giocare, anche se egoisticamente parlando sto meglio, decisamente.
Eppure per me, questa volta, le lanterne rosse si sono accese. Sì, più di 5 mesi fa, e la notifica è arrivata due mesi fa. E oggi il portafoglio si è svuotato di 150 euri, ma soprattutto piange la patente: ben 12, e dico do-di-ci, punti in meno. Perchè 5 mesi fa ero ancora ufficialmente neopatentata. Già, le lanterne rosse di via Palermo, maledette. E il tizio della polizia municipale mi ha avvertita, confermando il monito del Meuri: una contravvenzione uguale e scatta la sospensione della patente. Me venite a prende come ai vecchi tempi?
Ok, dopo queste inutili dissertazioni dovrei tornare al solito, a un libro di storia. Ma non c'ho voglia, anche se domani dovrò parlare col prof. Mi appassiona, ma è un lavoro, quindi nn c'ho voglia. E poi è tardi, gli occhi mi si chiudono...
martedì 6 marzo 2007
venerdì 2 marzo 2007
Manifesto\2
Ieri giornata intensa: sveglia alle 5e30 per prendere il treno delle 6 e 15 per arrivare a firenze in tempo per non perdere nemmeno un minuto di apertura della Biblioteca della Fondazione Turati. E già per questo la giornata è da annoverare negli annali della mia vita, visto che sono abituata a ben altri orari. Penso che le 5e30 mi abbiano vista sveglia in pochissime altre occasioni, il più delle volte perchè non ero andata a dormire, in effetti(capodanni e falò e altre più piacevoli occasioni - di cui inizio a perdere la memoria, fra l'altro -). Alla Fondazione il tizio della biblio si ricordava di me anche se la mia apparizione precedente risalisse ormai a più di un anno fa; anche perchè, ma chi cavolo frequenta tale fondazione a parte i soliti noti storici del socialismo italiano tipo Degl'Innocenti e Sabbatucci, che fra l'altro fanno parte della direzione? Come l'altra volta, mi ha regalato un libro, questa volta dal titolo "Alessandro Schiavi, il socialista riformista", delle cui copie immagino avesse un armadio pieno, ma lo ringrazio perchè mi è tornato utile per capire che non andrò a Parigi per studiare il periodo dell'esilio, bensì ad Amsterdam - perchè è lì, inspiegabilmente che si trova l'archivio Turati per quel che attiene l'esilio -, e ciò in fondo non mi dispiace. Ovviamente ho usato male la lingua italiana, avrei dovuto usare un condizionale, perchè non è assolutamente scontato nè che mi facciano andare all'estero nell'ambito del dottorato nè che mi approvino questo progetto di ricerca, ma mi rendo conto di avere dei limiti in questo senso e di essere molto pigra.
Altrettanto inspiegabilmente, tornata a Perugia nel tardo pomeriggio non avevo sonno e ho persino accettato l'invito a teatro per vedere Fabio De Luigi ne "Il bar sotto il mare"di Stefano Benni: bulissimo. Ho riso molto e l'ho trovato geniale. Che giudizio articolato, no? Di più non c'ho voglia.
Inizio a essere stanca del blog, lo confesso...
Vi lascio con una canzone-mio manifesto.
(Elogio alla libertà)
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia (anarchia)
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.
Altrettanto inspiegabilmente, tornata a Perugia nel tardo pomeriggio non avevo sonno e ho persino accettato l'invito a teatro per vedere Fabio De Luigi ne "Il bar sotto il mare"di Stefano Benni: bulissimo. Ho riso molto e l'ho trovato geniale. Che giudizio articolato, no? Di più non c'ho voglia.
Inizio a essere stanca del blog, lo confesso...
Vi lascio con una canzone-mio manifesto.
(Elogio alla libertà)
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia (anarchia)
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.
martedì 27 febbraio 2007
Giri di parole
"Omar le disse che non sentiva la mancanza dell'angolo. Ormai era pieno di progetti ben più grandiosi. C'erano idee che poteva trasformare in denaro sonante. Lei rimase ad ascoltarlo sentendone già la mancanza. Lo sguardo di lui tendeva a vagare e Karen capì che lui non la vedeva proprio. Le fece una strana impressione sapere che sarebbe scomparsa per sempre dalla vista, dalla mente e dalla memoria, che c'era qualcuno a cui lei avrebbe pensato spesso mentre lui l'avrebbe dimenticata, la stava già dimenticando anche adesso, che gli stava piantata davanti. Ma quello era il peso della sua vita, quelli erano i giri di parole che lei non era mai riuscita a capire."
(Don DeLillo, Mao II)
(Don DeLillo, Mao II)
lunedì 26 febbraio 2007
Più de'n'emozione

Grazie Meuri.
Questi cd sono uno dei più bei regali che mi abbiano mai fatto.
A risentire l'incredibile voce di Eddie Vedder dal vivo mi è tornata la pelle d'oca, esattamente come al concerto a Pistoia. Il più bel concerto della mia vita, credo. Supera quello dei Belle and Sebastian, e di Patti Smith.
ps. l'immagine è di Bologna, non di Pistoia, ma è spettacolare!
Manifesto\1
La Fondazione Turati non mi risponde, e l'università non mi ha ancora versato i soldi, uffa.
Sotto impulso della bellissima donna mancata che risponde al nome di Federico, dò inizio oggi con estrema pigrizia alla nuova rubrica che si ripromette di palesare alle persone che leggono questo blog frammenti significativi dei miei pensieri attraverso estratti di libri, canzoni, poesie, aforismi e quant'altro mi passi per la mente. L'avevo annunciata in uno stato di leggera ebbrezza durante la festa di sabato scorso e, siccome sono timida, quando bevo mi viene tutto più facile e solitamente mi escono le idee migliori. Sarei tentata di accantonarla, ma per questo non lo farò.
Innanzitutto premetto una cosa: io non sono dotata di una grande cultura. Sebbene tutti pensino il contrario, non è assolutamente così. La gente lo pensa forse perchè parlo un italiano più o meno privo di influenze dialettali, perchè pronuncio "casa" con la "s" dolce o per il mio modo di parlare, con espressioni forse troppo italiane, boh. Era così anche agli esami universitari, facevo un figurone per il mio modo di esprimermi, sembrava sempre che sapessi molte più cose di quelle che sapevo in realtà, per questo spesso mi davano le lodi. Questa cosa me la fece notare Tania, la mia compagna di studi: lei era quasi sempre più preparata di me, finiva il programma ed era precisissima, io studiavo forse con più intensità i singoli argomenti, ma non riuscivo mai a finire il programma. Epperò, io prendevo la famosa lode, e lei no. Ho provato spesso forti sensi di colpa, ma tant'è. Tutto questo per dire al mondo di non farsi eccessive aspettative su di me, che mi mettono ansia. Come quando arrivai a Barcellona e tutti gli amici di Giovanni si aspettavano grandi conversazioni con me, dato ciò che il mio amichetto gli aveva raccontato sul mio conto, e a me saliva un'ansia incredibile perchè dovevo confermare la mia fama. A un certo punto mi sa che decisi pure di evitarli per questo. Soprattutto Olivier, che si lamentava di non conoscere gente interessante, pensava che avrebbe trovato in me l'interlocutrice ideale. "Me dijo Giovanni que eres super-culta, verdad? tenemos que quedar..." Si, si...ma che palle, voglio essere bella e stupida, e stare zitta. E sorridere dolcemente di tanto in tanto e non fare nulla. Altro che discorsi sulle potenzialità della lingua spagnola... Tanto poi c'era la veneziana bionda e scema che piaceva a tutti, vero Piero?
Comunque tutto questo per dire che voglio essere libera di essere banale.
La prima puntata prevede una poesia di Costantinos Kavafis che si trovava sul retro del libro ( o dovrei dire "quarta di copertina"?) di poesie del V ginnasio. Era un libro un po' troppo poco formale per essere un testo adottato a un liceo classico, c'erano pochi autori e non seguiva la classica impostazione dei libri di poesia che pretendono di fornire una sinossi completa dei poeti più importanti dell'età contemporanea. Mi sembra che addirittura alcuni poeti basilari fossero stati omessi di proposito. Ma c'era grandissimo spazio per Majakovskij, Neruda, Garcia Lorca, Apollinaire, e io mi ero appassionata molto. Alla fine del libro c'era persino una sezione dedicata alle poesie in musica dei canatautori italiani: Vedi Cara di Guccini, Mi sono innamorato di te di Tenco, Amore che vieni amore che vai di De Andrè.
Ecco, questa poesia di Kavafis mi è ritornata alla mente diverse volte nella mia vita, e l'ho riscritta nelle pagine dei miei diari più di una volta, per dare forza a certi miei pensieri.
Voglio pensare che fosse lì per un motivo preciso, è così seducente l'idea del destino...
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo
degli incontri e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
ps. certo che i discorsi inutili sono davvero il mio forte, la prossima puntata non la introdurrò, promesso.
Sotto impulso della bellissima donna mancata che risponde al nome di Federico, dò inizio oggi con estrema pigrizia alla nuova rubrica che si ripromette di palesare alle persone che leggono questo blog frammenti significativi dei miei pensieri attraverso estratti di libri, canzoni, poesie, aforismi e quant'altro mi passi per la mente. L'avevo annunciata in uno stato di leggera ebbrezza durante la festa di sabato scorso e, siccome sono timida, quando bevo mi viene tutto più facile e solitamente mi escono le idee migliori. Sarei tentata di accantonarla, ma per questo non lo farò.
Innanzitutto premetto una cosa: io non sono dotata di una grande cultura. Sebbene tutti pensino il contrario, non è assolutamente così. La gente lo pensa forse perchè parlo un italiano più o meno privo di influenze dialettali, perchè pronuncio "casa" con la "s" dolce o per il mio modo di parlare, con espressioni forse troppo italiane, boh. Era così anche agli esami universitari, facevo un figurone per il mio modo di esprimermi, sembrava sempre che sapessi molte più cose di quelle che sapevo in realtà, per questo spesso mi davano le lodi. Questa cosa me la fece notare Tania, la mia compagna di studi: lei era quasi sempre più preparata di me, finiva il programma ed era precisissima, io studiavo forse con più intensità i singoli argomenti, ma non riuscivo mai a finire il programma. Epperò, io prendevo la famosa lode, e lei no. Ho provato spesso forti sensi di colpa, ma tant'è. Tutto questo per dire al mondo di non farsi eccessive aspettative su di me, che mi mettono ansia. Come quando arrivai a Barcellona e tutti gli amici di Giovanni si aspettavano grandi conversazioni con me, dato ciò che il mio amichetto gli aveva raccontato sul mio conto, e a me saliva un'ansia incredibile perchè dovevo confermare la mia fama. A un certo punto mi sa che decisi pure di evitarli per questo. Soprattutto Olivier, che si lamentava di non conoscere gente interessante, pensava che avrebbe trovato in me l'interlocutrice ideale. "Me dijo Giovanni que eres super-culta, verdad? tenemos que quedar..." Si, si...ma che palle, voglio essere bella e stupida, e stare zitta. E sorridere dolcemente di tanto in tanto e non fare nulla. Altro che discorsi sulle potenzialità della lingua spagnola... Tanto poi c'era la veneziana bionda e scema che piaceva a tutti, vero Piero?
Comunque tutto questo per dire che voglio essere libera di essere banale.
La prima puntata prevede una poesia di Costantinos Kavafis che si trovava sul retro del libro ( o dovrei dire "quarta di copertina"?) di poesie del V ginnasio. Era un libro un po' troppo poco formale per essere un testo adottato a un liceo classico, c'erano pochi autori e non seguiva la classica impostazione dei libri di poesia che pretendono di fornire una sinossi completa dei poeti più importanti dell'età contemporanea. Mi sembra che addirittura alcuni poeti basilari fossero stati omessi di proposito. Ma c'era grandissimo spazio per Majakovskij, Neruda, Garcia Lorca, Apollinaire, e io mi ero appassionata molto. Alla fine del libro c'era persino una sezione dedicata alle poesie in musica dei canatautori italiani: Vedi Cara di Guccini, Mi sono innamorato di te di Tenco, Amore che vieni amore che vai di De Andrè.
Ecco, questa poesia di Kavafis mi è ritornata alla mente diverse volte nella mia vita, e l'ho riscritta nelle pagine dei miei diari più di una volta, per dare forza a certi miei pensieri.
Voglio pensare che fosse lì per un motivo preciso, è così seducente l'idea del destino...
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo
degli incontri e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
ps. certo che i discorsi inutili sono davvero il mio forte, la prossima puntata non la introdurrò, promesso.
venerdì 23 febbraio 2007
La soluzione c'è
Aboliamo il Senato.
Questo bicameralismo perfetto non serve a niente, c'è scritto su tutti i libri di Diritto Costituzionale...
Questo bicameralismo perfetto non serve a niente, c'è scritto su tutti i libri di Diritto Costituzionale...
giovedì 22 febbraio 2007
Orgoglio e pregiudizio
Il governo è caduto. Come si addice a una vera signorina in età di matrimonio, darò vita al mio primo post chilometrico sulla politica italiana, che non pretenderà di aggiungere nulla, ma mi darà il piacere egoistico di scrivere qualcosa per sfogarmi.
Dopo aver visto 10 minuti di Porta a Porta ieri sera, con Vespa gongolante accanto ai suoi "gioiellini" Fini-Tremonti-Maroni, ho avuto la sensazione di essere tornata al 2001. Poi ho ragionato e ho pensato che nemmeno il centrodestra avrebbe mai potuto approvare un bel niente al Senato, visti i suoi 136 voti espressi ieri, che nemmeno sommando i voti di astensione dell'Udc e dei senatori a vita arriverebbe a quota 160 (la maggioranza necessaria di ieri). Ho pensato che dovevo stare calma e non guardare più Vespa, non cadere nella sua trappola velenosa.
Ho girato su Mentana. gli ospiti erano tutti del centro-sinistra, Vladimir Luxuria, Salvi, Cento, Capezzone e poi, il direttore del Manifesto, Gabriele Polo. Quello che ho percepito senza troppa attenzione, perchè ero stanca e stavo facendo altro, è stato ancor più deprimente: hanno iniziato a litigare fra di loro, Capezzone ce l'aveva su con la politica di tasse scellerate che andava contro la sua visione liberista dell'economia, Polo ce l'aveva su con la legge Biagi che Capezzone difendeva, Luxuria difendeva Bertinotti sulla faccenda "se-non-fossi-Presidente-della-Camera-manifesterei-a-vicenza", sollevando l'ira funesta di Capezzone che non si capisce bene che ci sta a fare assieme a tutti questi compagni...
Basta. Basta. Come dice Ezio Mauro non si può andare avanti con questa "fiducia vuota", quindi ho apprezzato, in fondo, il comportamento di Napolitano che ha avviato subito le consultazioni. Ora ci vuole davvero un programma "blindato", che possa anche estromettere questi senatori irresponsabili che avevano l'opportunità di contare davvero qualcosa nella loro vita, ma per manie di protagonismo (perchè ditemi a cosa possa mai servire fondare un gruppo chiamato "Officine Comuniste" se non a sentirsi il leader di Qualcosa, qualsiasi cosa) hanno deciso di dare una bella lezione all'orgoglio dalemiano. Ho letto che questo Rossi parla di un complotto, dice che D'Alema era d'accordo con qualcuno per creare un ribaltone, per spostare al centro la maggioranza parlamentare, altrimenti non avrebbe mai affermato con fermezza di far dipendere le sorti del Governo dal voto sulla politica estera. Il quoziente intellettivo di quest'individuo è chiaramente sotto la soglia minima che consente alla scimmia di divenire Homo Sapiens.
1. anche se D'Alema non avesse detto niente, Prodi avrebbe comunque dovuto rassegnare le dimissioni. Stiamo parlando di politica estera, non di gastronomia.
2. se anche per assurdo fosse cosi, sei un coglione al cubo, permetti che davvero il governo estrometta la tua componente politica in favore del Grande Zentro? io non lo so, davvero... ma c'ha colpa chi li candida...
Sempre per parlare di questi "massimalisti", oggi ho comprato due giornali, La Repubblica e Il Manifesto.
Il Manifesto e il suo direttore mi hanno sempre affascinato. Hanno quel qualcosa di romanticamente ingenuo che suscita da sempre la mia ammirazione. Ma solo di fascinazione, credo, si tratti.
Trovo davvero irresponsabile da parte di Polo ignorare nel suo editoriale il peso del voto di astensione dei suoi "compari", dando tutta la colpa del "brutto pasticcio" ai tre senatori a vita, che tengono in ostaggio il governo "per conto di Stati Uniti, Vaticano, Confindustria".
Ma chi gliel'ha dato questo potere, caro Polo, se non quei voltagabbana coerenti con i loro ideali rivoluzionari? Che siano coerenti fino in fondo, la prossima non si candidino in elezioni per far parte delle istituzioni di uno Stato democratico, e vadano in piazza a fare la Rivoluzione. Quello è il loro posto. E basta dire che è colpa della legge elettorale, che al Senato avevamo pure perso...
Historia magistra vitae de niente, tra Turati e Bertinotti non c'è stato di mezzo un muro di Berlino... I Rossi di oggi sono uguali a un personaggio che ho studiato per la mia tesi, il capo della corrente intransigente di allora, Enrico Ferri. Non aveva proposte, ma si opponeva sempre, che si trattasse di suffragio universale o legge sulla tutela del lavoro minorile. C'era sempre qualche cavillo che gli faceva odiare il riformismo.
Alla fine diventò un fascista, insieme al suo caro amico "rivoluzionario romagnolo".
Ora torno a Turati, poraccio.
Dopo aver visto 10 minuti di Porta a Porta ieri sera, con Vespa gongolante accanto ai suoi "gioiellini" Fini-Tremonti-Maroni, ho avuto la sensazione di essere tornata al 2001. Poi ho ragionato e ho pensato che nemmeno il centrodestra avrebbe mai potuto approvare un bel niente al Senato, visti i suoi 136 voti espressi ieri, che nemmeno sommando i voti di astensione dell'Udc e dei senatori a vita arriverebbe a quota 160 (la maggioranza necessaria di ieri). Ho pensato che dovevo stare calma e non guardare più Vespa, non cadere nella sua trappola velenosa.
Ho girato su Mentana. gli ospiti erano tutti del centro-sinistra, Vladimir Luxuria, Salvi, Cento, Capezzone e poi, il direttore del Manifesto, Gabriele Polo. Quello che ho percepito senza troppa attenzione, perchè ero stanca e stavo facendo altro, è stato ancor più deprimente: hanno iniziato a litigare fra di loro, Capezzone ce l'aveva su con la politica di tasse scellerate che andava contro la sua visione liberista dell'economia, Polo ce l'aveva su con la legge Biagi che Capezzone difendeva, Luxuria difendeva Bertinotti sulla faccenda "se-non-fossi-Presidente-della-Camera-manifesterei-a-vicenza", sollevando l'ira funesta di Capezzone che non si capisce bene che ci sta a fare assieme a tutti questi compagni...
Basta. Basta. Come dice Ezio Mauro non si può andare avanti con questa "fiducia vuota", quindi ho apprezzato, in fondo, il comportamento di Napolitano che ha avviato subito le consultazioni. Ora ci vuole davvero un programma "blindato", che possa anche estromettere questi senatori irresponsabili che avevano l'opportunità di contare davvero qualcosa nella loro vita, ma per manie di protagonismo (perchè ditemi a cosa possa mai servire fondare un gruppo chiamato "Officine Comuniste" se non a sentirsi il leader di Qualcosa, qualsiasi cosa) hanno deciso di dare una bella lezione all'orgoglio dalemiano. Ho letto che questo Rossi parla di un complotto, dice che D'Alema era d'accordo con qualcuno per creare un ribaltone, per spostare al centro la maggioranza parlamentare, altrimenti non avrebbe mai affermato con fermezza di far dipendere le sorti del Governo dal voto sulla politica estera. Il quoziente intellettivo di quest'individuo è chiaramente sotto la soglia minima che consente alla scimmia di divenire Homo Sapiens.
1. anche se D'Alema non avesse detto niente, Prodi avrebbe comunque dovuto rassegnare le dimissioni. Stiamo parlando di politica estera, non di gastronomia.
2. se anche per assurdo fosse cosi, sei un coglione al cubo, permetti che davvero il governo estrometta la tua componente politica in favore del Grande Zentro? io non lo so, davvero... ma c'ha colpa chi li candida...
Sempre per parlare di questi "massimalisti", oggi ho comprato due giornali, La Repubblica e Il Manifesto.
Il Manifesto e il suo direttore mi hanno sempre affascinato. Hanno quel qualcosa di romanticamente ingenuo che suscita da sempre la mia ammirazione. Ma solo di fascinazione, credo, si tratti.
Trovo davvero irresponsabile da parte di Polo ignorare nel suo editoriale il peso del voto di astensione dei suoi "compari", dando tutta la colpa del "brutto pasticcio" ai tre senatori a vita, che tengono in ostaggio il governo "per conto di Stati Uniti, Vaticano, Confindustria".
Ma chi gliel'ha dato questo potere, caro Polo, se non quei voltagabbana coerenti con i loro ideali rivoluzionari? Che siano coerenti fino in fondo, la prossima non si candidino in elezioni per far parte delle istituzioni di uno Stato democratico, e vadano in piazza a fare la Rivoluzione. Quello è il loro posto. E basta dire che è colpa della legge elettorale, che al Senato avevamo pure perso...
Historia magistra vitae de niente, tra Turati e Bertinotti non c'è stato di mezzo un muro di Berlino... I Rossi di oggi sono uguali a un personaggio che ho studiato per la mia tesi, il capo della corrente intransigente di allora, Enrico Ferri. Non aveva proposte, ma si opponeva sempre, che si trattasse di suffragio universale o legge sulla tutela del lavoro minorile. C'era sempre qualche cavillo che gli faceva odiare il riformismo.
Alla fine diventò un fascista, insieme al suo caro amico "rivoluzionario romagnolo".
Ora torno a Turati, poraccio.
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